Hiatus
Il mio nucleo accumbens non rilascia più le sue motivatrici spire dopaminergiche.
Passerà. Tornerò, quando avrò del tempo e degli eventi notevoli da narrare.
Until then, so long guys.
Ovvero: quando il nerdismo e l'hegelianismo si fondono...
Ci credete che era una settimana quasi che volevo scrivere qualcosa, ma non ho avuto una mezz'ora consecutiva al pc, con niente da fare? Liberissimi di non crederci, o fottervene, ma insomma. Tant'è.
Come mai questa esplosione di l33t4lk? Perchè ci sono giornate che ti senti davvero invincibile. Ci sono momenti che la cocaina, a che serve? L'energia sorge spontaneamente da ogni poro, ogni muscolo è teso e vibrante, e si possono raggiungere risultati impensabili.
Una volta non riuscivo a tirare dodici minuti di fila a correre, ora sono in grado di macinare cinque chilometri in mezz'ora o poco più, e proseguire con bicicletta e kick boxing. Tutto ciò lo stesso giorno in cui mi sono "inventato" un trenta in una materia in cui avevo dei buchi che, in confronto, la Eiffel sembra fatta di solido metallo. Tutto ciò rendendomi conto che, se un tempo non riuscivo a toccarmi le punte dei piedi, ora ci arrivo con i polsi, e riesco a fare il ponte. Tutto ciò prima di scoprire che no: non ho l'AIDS. Non che avessi il dubbio, per carità, ma quando te lo dicono fa anche piacere. Tutto ciò nel senso generale di "sto cercando di nuotare in pieno oceano con trenta chili di piombo addosso": mi sento così, ma sento anche di potercela fare.
Hegeliano al massimo: sto raggiungendo l'ennesima sintesi. Se dovessi costruire la mia vita a triangoli, ci andrei fuori matto, ma verrebbe perfetta. Sto costruendo tutta la mia vita sulla sintesi di pulsioni antitetiche. La vera domanda è: cosa ne verrà fuori? Un calibrato equilibrio fra narcisismo e razionalità? Un gym-and-work-aholic dall'ego ipertrofico?
Dovrei calcolare il mio coefficente Tau di Latent Transition Analysis. Quello che mi fa vedere la probabilità di finire da una classe latente all'altra.
La direzione è semplice: è una somma di vettori, in fondo. E' la retta dei minimi quadrati, la curva latente a quelle, tetica ed antitetica, che andavano in due direzioni differenti. Integrando, si prosegue.
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Ovvero: il troppo stroppia, una rondine non fa primavera, ed il sempre amato non ci sono più le mezze stagioni
Siamo abituati male, malissimo.
Ci lamentiamo sempre che vogliamo qualcosa disperatamente, ne abbiamo bisogno, non possiamo farne a meno, e poi quando effettivamente ce l'abbiamo per le mani, perdiamo ogni interesse in essa, non sappiamo che farci.
Nel mio caso, il tempo.
Mi lamento che non ho tempo di far nulla, e poi passo una serata a girarmi i pollici spulciando la 4E.
Mha.
Ovvero: il divertimento di indursi sintomi parapsicotici
Ogni tanto capita di avere degli stati dissociativi. Senza volermi attribuire sintomatologia di area borderline, figuriamoci: impulsivo-autodistruttivo-sregolato emotivamente io? Ma dai. Di più lontani non ce n'è.
Ma un pelino di dissociazione di tanto in tanto capita. Quando il campo visivo sembra una schermata di Half Life, e Via Padova si traforma in City 17, poco ci manca di vedere quanta vita e scudo rimangono, lì nell'angolo.
E poi ci sono gli stati dissociativi musico-indotti. Unisci la noia, delle cuffie che bloccano praticamente ogni rumore esterno, e Buckethead che ti bombarda di note stroboscopizzate, e tac! Dissociazione pronta a partire.
Perciò ti guardi attorno, e tutto pare ben poco reale. Al chiudersi nel proprio mondo interiore per venti minuti, quello esteriore diventa del tutto irreale. E ti chiedi dunque se le persone che hai davanti siano, a tutti gli effetti, degli esseri umani, se abbiano il mio stesso mondo interiore. Parte dall'uomo elegante di colore, dalle cornee troppo bianche, che si mangia le unghie coi denti troppo bianchi. Si passa al magrebino dalla schiena curva, ed anche di lui... pensa? Come pensa? In arabo? In italiano? Ha un mondo interiore o è una mia proiezione?
E questa [dis]percezione si spande a macchia d'olio, e non ne sono affatto risparmiati gli italiani. Per cui anche la diciasettenne con la faccia da mucca che si mangia un panino ne viene inglobata, in quest'aura di indifferenziazione, e la bella ragazza dagli occhi tristi che si chiude nelle proprie cuffie per proteggersi dall'esterno, e quell'altra che sembra Asia Argento e che ha due occhiaie che pare non dorma da giorni, ed il manager giapponese con gli occhiali d'oro bifocali che sembrano usciti dagli anni '80, ed il composto signore sessantenne, che sembra Cristopher Lee, senza capelli e con un rigoglioso pizzo ingrigito, che non si siede nemmeno a morire.
Persone che non rivedrò mai, o se le rivedrò me ne sarò ampiamente dimenticato. Eppure sono persone tutte differenti, uniche in teoria - ma considerarle uniche ed autentiche, bhe, è uno sforzo che non mi riesce di fare, non così involuto in me. E Buckethead diventa Tarja e poi Mustaine, ma il concetto è lo stesso. Non se ne scappa: e capisco che cosa doveva passare per la testa di Descartes quando si chiese "ma io sono? Noi tutti, siamo? Che certezze ne abbiamo?" e poi, a titolo di lapidaria certezza: "dubito, ergo sum". Involuto in me stesso, sapevo di essere. I confini del Sé si erano fortificati, come una città sotto assedio. Sapevo di essere perché dubitavo che gli altri fossero. E senza scomodare il dubbio cartesiano, se fossero proiezioni della mia mente o meno, ti chiedi se non siano manichini o scimmie, vuoti corpi che camminano. Facce stanche, facce tristi, facce perse, facce ignare. La metropolitana le raccoglie tutte, le causa tutte.
Poi il treno ferma a Cadorna, e scendi. Alcuni di questi scendono con te, altri restano su. Scrolli le spalle e ti allontani, volteggiando l'ombrello con nonchalance. Il momento cartesiano è finito. A quando quello kantiano?
La baseline è hegeliana, tanto, mi pare assodato
Ovvero: Pindaro in confronto è un Chessna.
Ieri, nell'ordine:
E poi mi si dice che non mi perdo via? Mi ci son perso per un paio d'ore.
Oh, che dire. Maffei concilia.
Ovvero: (cit.) è la in fondo, Porco Dio! - Il metallaro
Integrare, dare il proprio sì.
Perché d'altra parte, Koin'ashar il suo piano ce l'ha, solo che - ça va sans dire - richiede tempo.
E perdere la seconda base a poco importa, se tanto hai il drop di arconti pronto a partire.
Oddio, relativamente pronto a partire. Ma insomma.
Solo che [...].
Assomiglia a figurarsi il successo di Paris Hilton, o il delrio di uno schizofrenico: incomprensibile.
O beh.
Integrare, dare il proprio sì.
Ovvero: giornate di ordinaria mania narcisistica
Oggi mi sento Hegeliano, anzi.
Hegelianissimo.
Quasi Hegel ipse mi sento.
Sì, Hegel della serie "io non sono un filosofo, io sono LA filosofia". Hegel della serie potrei affrontare il mondo intero.
Hegel della serie Super Saiyan 4. Se ne parlava già, nevvero?
Ovvero: lui ed i suoi baffoni ci servirebbero, oggi
Che poi non mi si dica che io la Cina la attacco ed odio solo per il Tibet, eh.
Da una breve frase del nostro Psicopatologo preferito, che citava la "setta" bandita dalla Cina di Falun Gong, chiaramente non sono riuscito a trattenermi, e sono filato sull'amica Wikipedia a vedere di cosa si trattasse.
Bhe, Falung Gong è una scuola di meditazione e di vita buddista, radicata in Cina. Sui dettagli non mi dilungo, se vi interessano c'è chiaramente Wikipedia.
Ciò che è assai interessante, è che a partire dal 1999 (mica cent'anni fa, eh. Nove) questa scuola, molto radicata ed importante sul territorio, viene dichiarata illegale. Praticare Qigong, una disciplina assolutamente tranquilla e pacifica, diviene un reato: ed i praticanti sono arrestati ed internati. E non nella periferia, non in Tibet, non lontano dagli occhi di tutti: a Pechino, a Shangai. Ovunque.
E dove finiscono? Un report canadese del 2006 ha fatto due conti. In Cina, si attende più o meno una settimana per avere un rene, due per un fegato. In canada, 32 mesi, in media. Da dove vengono tutti questi organi? Da dove salta fuori la materia prima per i 41.500 trapianti di organi, compiuti fra il 2000 ed il 2005, di cui la fonte non è identificabile? Per gli altri 18.500 si conosce, ma quelli sono organi fantasma. Si parla di duemila cornee in due anni. E chiaramente, i riceventi del trapianti non vedono alcun genere di consenso informato firmato dai soggetti in questione.
La tesi di Kilgour e Matas, i due simpatici canadesi che sono andati ad indagare questa situazione (corroborata da svariate altre fonti, fra cui Sky News), è che derivino proprio da prigionieri, internati a causa della loro pratica di Qigong, e che essendosi rifiutati di abiurare sono stati torturati a ripetizione. La parte più aberrante di tutto ciò è che secondo Kilgour e Matas, gli organi sono espiantati da prigionieri vivi, già deprivati di cibo e torturati; e poi sono gettati dritti dritti in un inceneritore. Sì sì, vivi e tutto, con gli organi che non gli servono.
Ciò che più trovo ironico in questa situazione è che, bhe, questo è un report indipendente. Credibile, se vogliamo, ma non sicuramente un fatto sicuro. Per considerarla una certezza, avremmo bisogno di conferme da parte di Amnesty International, o dello Human Rights Watch. Hanno indagato? Ma va'. Qualcuno si è peritato di comunicare i risultati di questo report alla popolazione? Ma figuriamoci. Qualcuno ha sollevato la questione, a latere al (giusto ma tardivo) sdegno per la situazione in Tibet? Ma assolutamente no. Qualcuno ha intenzione di agire per indagare, e nel caso fermare, queste violazioni continue e terrificanti da parte del governo Cinese? Men che meno.
La fiaccola olimpic marcerà, arriverà a Pechino. I Giochi andranno lisci, i cinesi saranno felici e pasciuti, con una decina di migliaia di persone in meno nel loro sovraffollatissimo territorio, ed i soldi dei contributi di solidarietà esteri a venir mangiati in malo modo. Ed il Tibet rimarrà occupato, i tibetani torturati, i monaci imprigionati, i praticanti di Falun Gong (e non solo loro, oserei dire) utilizzati come nursery ambulanti di organi.
Ed intanto siamo in uno scacco matto umano. Tutti siamo indignati, tutti li odiamo, ma nessuno osa muovere un dito.
Gengis, dove sei?
Ovvero: in una Brianza trasformata in Sudamerica... che bazza!
Sapete tutti che sono un cinico ed uno scettico. Mi sembra chiaro ai più. Sapete tutti che credo solo alle hard proofs, a ciò che mi viene incontrovertibilmente dimostrato, o che provo sulla mia pelle.
Per cui, quando mi si dice che alla visione di certi colori, o al contatto con certe sostanze, il mio braccio perde ogni genere di forza e di capacità di resistere, io mica ci credo, e rispondo "gniu gniu gniu".
Però quando un vecchiotto minuto mi dimostra che è cazzo effettivamente così, non c'è mica molto modo di negarlo. E quando i colori cui non riesco a resistere sono prima il nero - la corazza, il Pando - e poi il bianco - il cuore, il Laeviar - l'ironia simbolica è estrema, anche se la sua interpretazione appare ormai datata. E però probabilmente porto ancora i segni di questa mia grassissima corazza: probabilmente, un po' di pancia ed un amore viscerale per lo Spirito dei Nani.
Io, nei confronti del dolore, rido, se ho una reazione. Altrimenti la controllo, al massimo mi si ingrossa un po' il respiro. Ma la controllo, perché se urlo ora, cosa farò quando sarà la fine? Non si può. E tutta la tristezza, il pessimismo, la coltre nera che ho avuto per tanto tempo, che fine ha fatto? Si è dissipata, grazie ad una luce danzante che ha rischiarato il mio campo visivo e mi ha liberato le ali, ma ne porto ancora i segni addosso; perché l'ho trattenuta, l'ho soffocata, per due anni ho cercato di tirarne fuori solo la punta. E l'empiresi ha fatto solo del male, probabilmente; per essere forte, mi sono fatto un fegato grasso e marcio.
E tutte le delusioni? Sono nella mia testa. Hanno un senso, ma sono nella mia testa. Quando mai mi fermo a darmi una pacca sulla spalla e dirmi "bravo Fe', hai fatto una buona jobba"? Mai, proprio mai. C'è sempre qualcosa di più. C'è sempre un modo per migliorare. C'è sempre qualcosa che non va, un ma condizionale, che mi fa limitare la portata di qualsiasi mio successo. Anche quando vinco, so che avrei potuto vincere meglio; o che c'è una partita più importante dopo. Come se un tennista vincesse tutte le partite dell'Orango Rosso, lamentandosi di volta in volta che ha perso un paio di game di troppo, e senza mai fermarsi a dirsi che è bravo, perché tanto non conta a nulla, se non si vince la finale.
Io, la mia finale, non l'ho ancora giocata. Mi ci sto pian piano avvicinando, a fatica. Ma dovrei fermarmi più spesso a godermi i miei successi. Senza sedersi sugli allori, no: questo mio stile sarà ciò che mi porterà ad essere il migliore in quello che faccio - e quello che faccio sarà molto, molto bello. Però senza nemmeno frustrarmi per farmi andare avanti.
In fondo, il motivo per cui ho questo spasmodico bisogno di essere il migliore è chiaramente conseguente alla mia storia di vita. Quando sei stato inferiore a tutti in certi aspetti, nell'età più critica, quando tutti ti hanno frustrato e denigrato dall'esterno, bhe, pare solo logico averlo interiorizzato. La mia istanza superegoica non è l'interiorizzazione di un genitore restrittivo o autoritario: è la platea di persone che mi hanno dato dell'imbranato, omosessuale, goffo, pasticcione, maldestro, incapace, orribile, antipatico, stronzo, e quant'altro. Quindi forse il mio bisogno di essere nello spotlight deriva dal confrontarmi con questa platea interiorizzata? Non è altro che un esorcizzare il mio passato. Ma non basta mai, perché sono narcisista e sono ossessivo, tutto deve essere perfetto, in vista di un obiettivo troppo elevato e troppo distante. Perciò, i passi in mezzo non riescono a soddisfare tutto. Il mio dubbio è addirittura che mi soddisfi quell'obiettivo.
C'è solo un ambito in cui non ho questo bisogno di andare oltre, di tendere a di più, perché di più probabilmente non c'è. La mia luce danzante, la mia idea dominante, ciò che mi ha portato fuori dalla corazza. Lì, di altro non ho bisogno. Lì, sono più che soddisfatto: il mio ideale era ben, ben più modesto. E come dicono gli altri maschi Vigorelli: il materiale umano è ben superiore [al mio, sottointeso]; e mica me la devo lasciar scappare. Tre generazioni di Vigorelli concordano, l'inter-rater reliability è al 100%, ed io sì, sono soddisfatto. Perché la soddisfazione mi deriva dall'esterno, da un elemento esterno più ideale dell'Ideale.
Ma quando la soddisfazione deve venire dall'interno, ancora ne ho di strada da fare.
Mi rivolgo al potere delle conifere.
Ovvero: l'antichità incipie. Ma quest'anno non dispiace così tanto.
Ho deciso su cosa farò la tesi della mia ventura laurea specialistica.
Dopo il fenomeno dei siti pro-ana, ben analizzato da esimie colleghe, ci si interesserà di quelli pro-anal.
Con testimonianze da parte di esperte del settore, come Sasha Grey, Jenna Haze e Taylor Rain. Utilizzerò video e diagrammi.
Ooocchei, dopo la cazzata del giorno?
Mi rammarico infinitamente per la latenza di una settimana, ma come già più volte enunciato, queste settimane hanno del delirante. Mai fermo un giorno, mai in grado di sedersi a pensare in modo razionale a qualcosa da dire. Mille idee che poi si frangono contro la scogliera di centomila impegni che si affastellano.
Per dirne una? Io, questa settimana, ho deciso di rinunciare al sonno. Considerando che domani - bhe, la vecchiaia si avvicina, bisogna pur esorcizzarla - sarò fuori, venerdì forse, sabato probabilmente, domenica di sicuro, e le mattine non mi saranno certo indulgenti: ad ascoltare una grassona dedicherò il fine settimana, e lunedì sveglia alle quattro e mezza, che il fratello deve essere ad Orio. E poi una normale settimana di università, fino ad un altro weekend di passione, con sveglie anticipate all'alba. Ma d'altra parte, iniziare a professionare i suoi svantaggi dovrà pur averli.
La cosa divertente è vedere, come sempre, dove si è ora rispetto a dove si era un anno prima, ed un anno prima ancora. D'altra parte, le ricorrenze incombono. Un anno fa ero impegnato in una storia già condannata - ma meglio di quello prima, in cui ero con le chiappe a terra e con l'osso sacro in polvere. Un anno fa ero uno studente, come lo sono stato per la mia vita intera; ora per la prima volta vedo uno sbocco, qualcosa che renda concreto tutto ciò che ho fatto sinora. Un anno fa ero a mille miglia da un qualsiasi traguardo, oggi mi ci sto avvicinando.
Cicli. Ogni storia, personale e non, funziona per cicli. Macro, micro, mini, mega, uber, comunque cicli. Qualcosa ha inizio, qualcos'altro ha fine. Si cerca sempre di razionalizzare i propri life events in qualche modo che ce li renda controllabili: apribili, chiudibili, gestibili. Io, di cicli, ne ho aperti e chiusi tanti. L'anno scorso, a questo esatto giorno, avevo anche solo da un punto di vista relazionale quattro cicli aperti. Uno che si avviava a chiudersi, uno che desideravo con forza aprire, uno che speravo di aver ormai chiuso ed uno di cui ancora non mi rendevo conto, ma che era aperto eccome. Oggi basta. Uno solo, aperto e di cui non vedo possibile chiusura. Trasformazione, miglioramento, ma mai chiusura.
E professionalmente? Un anno fa pensavo a laurearmi, poi a riprendere gli studi, ed iniziare a lavorare - forse - nel duemileddieci. Ma non sono più disposto ad attendere così tanto. Si prende la propria vita nelle mani, e la si cambia, la si trasforma. La si deve mettere a frutto, è più che necessario. Anche se significa che settimane di follia come questa si ripeteranno per mesi e mesi.
Di strada ne ho fatta dal maledetto duemilaesette - che sia sempre maledetto. Oddio, ho cambiato anche questa idea: così male poi non è stato, se tante delle conquiste di oggi sono dovute alle sconfitte di ieri. Se fosse andato meglio, oggi non sarei dove sono - e mi piace eccome dove sono. Non ho una vita perfetta, no. Non ho la vita migliore che posso pensare, no. Ma sono sulla strada migliore possibile, e si sta andando dalla parte giusta.
Per questo pare che quei giorni siano tanto distanti: troppi cicli aperti e chiusi in mezzo. Il tempo lo percepiamo per quantità di eventi: quando tutto cambia, ad ogni livello, pare essere passata una vita intera.
Ed essermi messo dietro di una vita intera il 2007, in solo pochi mesi, è una conquista incredibile. E visto che in tre mesi siamo arrivati fin qui, chissà dove saremo ad agosto. O beh, a Parigi.
Ma ho bisogno di raddoppiare il tempo a mia disposizione - classico, lo vogliono tutti. La risposta? Dei pro-dopa. Assunti in dosi moderate, migliorano l'attenzione, la concentrazione, tolgono il sonno e l'appetito. Controindicazioni? A parte fare tipo napalm sulla popolazione neuronale? Se sei sulla buona strada per la schizofrenia, la fanno partire a mille.
O, beh.