Game over?

scritto da Laeviar il domenica, 01 novembre 2009,18:07
Ovvero: insert 2 coins to play. Ma ho dimenticato il portamonete a casa.

Scrivere qui mi fa un po' l'effetto di gridare in una vallata di montagna solitaria. Un sacco di echi, ma in fondo sono parole al vento, sono decine di decibel lanciati per aria.

Mi ricordo di quando qui era tutto fermento e vita, di quando scrivevo tre parole qualsiasi e dieci persone si affrettavano a dire la loro. Non impressionante, se vogliamo ben vedere, non se paragonato ad altri analoghi blagsorz che si trovano in giro, ma ammè mi piaceva. Di più sarebbe diventata una cosa impersonale, così invece era un piccolo salottino in cui potermi lamentare della vita, ed in cui i miei lettori... far che cosa? Compatirmi? Riderne? Empatizzare? Non saprei, ed a questo punto, probabilmente poco importa.

Poco importa perché di lettori direi che non ne ho più. Colpa mia, chiaro, colpa della mia incapacità di reinventarmi, da cinico panzuto nano che ama lamentarsi di ogni cosa (e le cui sventure erano evidentemente ottimo intrattenimento di seconda serata), ad alata creatura cui la vita pare aver concesso ogni cosa.

Potrei a questo punto dire che tanto varrebbe provare a reinventarsi ora, dato che di fondo, questo ridicolo trompe l'oeil che faceva sembrare un musical i miei giorni si scioglie come l'Ultima Cena presa a secchiate di trielina. Almeno potrei attrarre una nuova schiera di mosche con l'olezzo di lamentele nuove e fresche - per la maggior parte, quantomeno.

Se ho imparato una cosa in quest'anno e mezzo, è non lamentarmi di ogni virgola che non va nella mia vita. Positivo? Sì, ma fino ad un certo punto. Forse ho lasciato accumulare le virgole, creando un enorme sacco di punteggiatura che preme per trovare collocazione nel suo testo. E quando le virgole premono pressanti, c'è poco da fare. Forse si è già giunti ad un punto di rottura, a multipli punti di rottura, troppi per poterli riparare.

Mi sento come se Carlo V, d'un tratto, di tutto il suo impero, senza sapere nemmeno come, si ritrovasse solo soletto a Digione. E l'Austria, e la Germania, e l'Italia, e la Spagna, ed i Paesi Bassi e Cuba, ed il Messico, ed il Cile, ed il Perù? Tutti per i cazzi loro, come se Carlo mai fosse nemmeno esistito. Per carità, a Digione Carlo si consola con chili di senape divina, eh. Però come può non chiedersi dove siano finiti i suoi antichi territori?

E questo io non lo capisco. Perché Carlo era saldo nel suo Impero finché le cose gli andavano male, finché era un omino noioso e petulante che si piangeva sulla spalla. Nel momento in cui - conquistata Digione, incidentalmente - Carlo rialza la testa, e smette di essere noioso e petulante, ecco che alla chetichella gli altri stati gli alzano il ditone, e le comunicazioni si perdono. Va bene, Digione è in Francia, e la Francia è l'unico vero nemico dell'impero di Carlo, però almeno una spiegazione? Uno heads up?

No, Carlo se ne deve accorgere da solo, perché nè Spagna nè Italia nè Germania nè Austria, nè nessun altro stato gli va a dire "sai che c'è Carlo caro? Ci hai rotto il cazzo, noi mo' ci governiamo per i cazzi nostri". Lo fanno, e basta.

E la domanda vera di fondo è: perchè?  Delle due l'una: o i vari stati preferivano un imperatore petulante e debole, oppure odiano davvero profondamente la Borgogna. Ma entrambe sembrano due spiegazioni assurde: perché preferire un imperatore sfigato ad uno fiero e forte? E la Borgogna, 'zzo ha fatto, poraccia?

Insomma, metafore a parte, da Giugno nulla è migliorato, anzi. Molto è peggiorato.

Ed io corro in cerchi, essenzialmente. Come se avessi un piede puntellato a terra: con l'altro posso correre cento miglia, ma torno sempre da capo. Posso illudermi di cambiare, ed anzi in realtà cambio davvero; ma di fondo, certi temi sono sempre quelli, sempre, sempre, sempre quelli.

Ed inizio ad esserne stufo, se dobbiamo essere sinceri. Solo che stavolta la scelta è quella degli anfibi nel cenozoico (o giù di lì): lascio l'acqua per diventare un rettile? O resto un anfibio, che è quello che sono stato finora? Evoluzionisticamente, per fortuna che loro abbiano scelto la terraferma, o queste parole le leggereste in un computer subbaqquo, ora. Ma non è facile vedere la scelta evoluzionisticamente ottimale.

Io so di essere un narcisista. Grazie al cazzo se lo so, e grazie al cazzo che lo sapete anche voi, alla nausea.

Ma quello che odio, è che nessuno (o quasi) si ricorda mai come mai uno lo sia.

Non è che uno sia narcisista perché davvero creda di essere più figo degli altri, o perché sia uno stronzo che vuole  strofinare i suoi successi in faccia agli altri.

Uno è narcisista perché si sente una merda dentro, e non ci tiene a mostrare a tutti quella merda.









Game over?

Io l'ho sempre detto che te le racconti troppo su, elfo.
categoria:abbandono, laeviar vs pando
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Altro spleen?

scritto da Laeviar il mercoledì, 02 settembre 2009,23:45
Ovvero: [inserire parafrasata descrizione di un umore nereggiante]

Perchè poi la gente ami darsi le mazzate quando si è già caduti, è una cosa che non cessa mai di stupire.
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Approaching

scritto da Laeviar il venerdì, 17 luglio 2009,17:33
Ovvero: -3, anzi neanche.

Ci siamo, eh.

Sembrava non sarebbe finita mai, eppure panta rei, proprio.

Ultimi giorni che non passano più, e poi - BAM!

Tutto sarà uguale, eppure tutto diverso.
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Life in 256 Gcolors

scritto da Laeviar il mercoledì, 15 luglio 2009,21:24
Ovvero: quante parole in più avremmo?

Ancora una volta mi sono dimenticato di aggiornare per giorni. O beh. Mi scuserete: vado a laurearmi.

Ma passando a cose più serie: vi siete mai resi conto della truffa elettromagnetica cui siamo sottoposti ogni giorno?

Di tutte le lunghezze d'onda, noi vediamo solo il cosiddetto "spettro del visibile". Sembra tanto, ma è un raggiro. Vogliono farci credere che non ci sia altro da vedere, ma io dico, balle!

Di che colore è l'infrarosso? Quali tonalità ha l'ultravioletto?

C'è un'infinità di nuances, là fuori, e qualcuno ci tiene buoni dicendo "accontentatevi dello spettro visibile".

Bah.

Io voglio un maglioncino ultravioletto. Ecco.
categoria:nerdismi
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Requies-cat

scritto da Laeviar il lunedì, 06 luglio 2009,18:34
Ovvero: puoi anche fingere di essere pronto, ma cazzo, no.

La morte tende ad arrivare in periodi scomodi. Quando hai un diavolo per capello per i cazzi tuoi, e ti si aggiunge questo.

E tutto ciò che vorresti fare è gettarti giù, a sacco vuoto, e lasciare che la pioggia batta sul tuo corpo, e lavi via ogni cosa.

Ma è una pia illusione, una vana speranza, il crogiolarsi. Non c'è tempo per una morte, non c'è tempo per questa morte.

I held your head up
through your final moments
I felt your breath grow heavier
and we knew it was the end.

And I cried and you sighed,
and I spoke and you watched me,
and I kissed you as you wandered
off.

And still I don't understand,
how could you be the one to go first,
you were old, you were quite old,
but you were strong, you were so strong,
and now it is over.

It's time to go now, love.
It's time to go now, love.
It's time to go now, love.

Amber eyes will never leave me,
your peaceful grin I carry along,
though life has left you,
in memories you'll carry on.

It's time to go now, love.
It's time to go now, love.
It's time to go now, love.
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Conferme

scritto da Laeviar il mercoledì, 01 luglio 2009,10:19
Ovvero: chiamatemi zuccone, ma io le cose mica le dico a caso.

Talvolta ci si rende conto, pur in momenti di possibile scivolo verso un fastido a valenza demoralizzante, che in realtà non si è presa una certa strada per caso, che in fondo, beh, c'è una buona ragione per cui fra tutti, proprio io dovrei essere dove sono a fare quel che faccio, e non migliaia di altri. Perché si fa presto a gloriarsi di pesanti liste da mandare a memoria o complessi integrali da sciogliere, ma in fondo, ci sono qualità nascoste, intuitive, che ti permettono o non ti permettono di prendere la strada che io ho preso.

E perciò, pur in un momento in cui si compiono i bilanci accademici, qualche piccola conferma di altra natura fa piacere, e rendersi conto che si è sempre sostenuta una tesi dai più avversata, ma che poi alla prova dei fatti si risulta più solida della Relatività, beh, è per l'appunto foriero di conferme.

In fondo in fondo, tutto questo è un verboso modo per dire "ve l'avevo detto".
categoria:fatti, psicologizzando
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The end of it all

scritto da Laeviar il martedì, 09 giugno 2009,21:17
Ovvero.

La cosa che fa veramente ridere (o incazzare, a seconda), è pare che in due anni non sia cambiato niente.

Intendiamoci, certe premesse sono state stravolte, se non altro il mio timismo di fondo. A vedermi da fuori, ognuno di questi anni ha visto un me molto differente agire e vivere, e lamentarsi e patire e gioire e quant'altro.

Eppure riguardi ciò che scrivevi nel 2007 (maledetto 2007) in questo periodo, e per Odino, certe cose le pensi tuttora. Certe cose che credevi dettate dal tuo pessimo umore di fondo, dalla tua happy-hipposità, dal fatto che per quanto sembrassi dare, non parevi mai ricevere altrettanto in risposta.

Oh, ma no. Le suddette sono rimaste alquanto simili, pur mutatis mutandis; e certe vecchie menate, beh, sono le stesse menate che mi faccio oggi.

Solo che oggi c'è l'empiresi, quella che ci ho messo molto ad attuare, e che ora non me la scollo più dalla schiena, è lì appiccicata, e mi soffoca, letteralmente. E ci vogliono grandi lividi per iniziare ad incrinarla, ed anche lì, chissà se sarà possibile. E non lo faccio apposta! Vorrei, giuro che vorrei non sentirmi Yggdrasil caricato del peso dei nove mondi, eppure questa è la mia realtà.

Ma rimane l'amara, ironica verità: due anni fa credevo di essere la ruota di scorta, credevo che (e cito, mica invento) "
come sarebbe la vita di queste persone se fossi io, a non esserci? Ad occhio e croce, molto molto simile. Al posto mio ci sarebbe stato qualcun altro, son mica indispensabile.."; e la mia attuale visione delle cose non di troppo si distacca da ciò.

E se per talune persone so che questo ragionare non vale, per altre, beh, eccome se sì. Eppure credevo di aver costruito qualche sorta di monumentum aere perennius, o se non altro che durasse all'assalto di una qualsiasi brezza marina.

Eppure in un momento di lieve dissociazione, aiutata eccome dal cerchio alla testa oggi onnipresente, mi rendo conto di come in un trial di percezione figura-sfondo, io metterei nei cazzi tutti coloro non avessero i proverbiali 11/10.

Ovvero: non esserci non modificherebbe il mondo, se non quello di pochi.

Certo, per quei pochi vale la pena esserci, in ogni minuto, anche solo per loro, perché in loro credi e loro in te credono.

Eppure... eppure?

Eppure c'è il tarlo di fondo, l'inarrestabile tarlo, il senso di essere intrappolato, la mia personalissima locked-in syndrome, che non mi permette di capire né accettare che così vanno le cose, che non puoi a tutti essere caro, che non puoi accontentare tutti, che non puoi vincere ogni battaglia.

E le mie battaglie le ho perse, alcune in grandi battaglie che la storia ricorderà per i secoli a venire, altre in lenti logorii che mi hanno lasciato senza armate né fortezze, senza un colpo da sparare, e senza che mai il nemico si fosse palesato innanzi a me.

E dunque esco in sordina, con passo morbido ed una smorfia in volto che è sì di tristezza, sì di malinconia, ma per qualcosa che già so di non aver più, e non perché è oggi l'ultimo giorno. Oggi è quasi un anniversario, un memorandum della lenta apoptosi cui ogni cosa è andata incontro, da quel giorno lontano e pieno di abbracci e di tristezza, e di "ma ci vedremo", e di "mi mancherai", e di "ti ricordi".

Perché sì, io ricordo, ricordo ogni cosa, ogni sorriso, ogni momento, ogni occasione mancata, ogni uscita, ogni volta che sono uscito dal mio comodo bozzolo, per stendere la mia mano verso il mondo, là fuori.

E cosa ne riporto indietro? Una manciata di ricordi e di fiori secchi, e molti rimpianti. E qualche bocciolo la cui bellezza è insuperabile, e che continuerà a fiorire a lungo, ma che per quanto mi rallegri e mi riempia di gioia, non può del tutto oscurare con i suoi sgargianti colori il bouquet avvizzito che giace sullo sfondo.

In fondo è così che funziona, ma questa volta non ci sono illusioni, non ci sono promesse, non ci sono false speranze. Quante volte, in un ultimo giorno, ho sentito i miei occhi riempirsi di lacrime, ed ho voluto tentare un ultimo sforzo per trattenere ciò che doveva sfuggirmi? Ogni volta: eccetto oggi.

Oggi accetto, forse con rassegnazione, forse con cinismo, forse con maturità, che a poco serve affannarsi per prolungare ciò che hai già visto terminare da lungo tempo.

Eppure, non puoi smettere di rimuginare, e pensare che, in fondo, qualcosa avresti potuto fare, che forse non te n'è importato abbastanza.

O forse a loro non è importato abbastanza.

Forse, ma forse ho errato io, dedicandomi solo al bocciolo più fresco e bello.

Non avevi altra scelta, forse, e se non è stato capito l'intento, al diavolo!

Magra consolazione. Rimorso? Rimpianto? Nostalgia? Forse. Fatto sta che questo è stato un ultimo giorno unico.

E' stato il primo ultimo giorno da quando esisto io, elfo.

Ciao, Pando.

Ciao, Laeviar. E' bello essere tornati.

Like a moth

scritto da Laeviar il giovedì, 04 giugno 2009,10:44
Ovvero: considerazioni di tarda notte

Vi siete mai chiesti dove vadano le falene di giorno? Perché non se ne veda mai una, mentre di notte spuntano per ogni dove, a rincorrere ogni fonte di luce, come se di sola essa vivessero?

Inseguono il sole, volando con foga verso il cielo, più in su delle nubi, per bearsi indisturbate del suo bacio.

categoria:nugae
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Hitlerstock 2009

scritto da Laeviar il mercoledì, 20 maggio 2009,16:51

Ovvero: con tutto quel che muoveva la testa quando parlava, sarebbe stato un rocchettaro non da poco

Vedere dei marocchini che attaccano manifesti elettorali della Lega è un po' come se Hitler avesse mai fatto crowd-diving su una platea di ebrei.

C'è qualcosa di intimamente sbagliato.

categoria:nerdismi
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Profeti d'oggi

scritto da Laeviar il mercoledì, 13 maggio 2009,16:40

Ovvero: al di là di superstizioni e mistificazioni

Sono fondamentalmente contrario alla nozione di preghiera che la nostra società ha sviluppato. Cioè essenzialmente il tentativo di fare da GPS per l'intervento di qualsivoglia divinità stia sopra la nostra testa. Tradotto: c'è qualcosa di onniscente, onnipotente, onnipresente e di una bontà sconfinata, che però se noi non gli chiediamo di continuo ciò che vogliamo, lui si dimentica di farlo, anche se era nel suo progetto di farlo.

Delle due l'una: o sono inutili, oppure Dio ha l'Alzheimer.

Questo ovviamente partendo dai quattro assunti di cui sopra: onniscienza, onnipotenza, onnipresenza, e bontà. Se il nostro super-dio lo ridimensioniamo, e ci caliamo nel paradigma di qualsiasi politeismo all'antica, la preghiera assume un senso piuttosto differente: è un atto di deferenza nei confronti di esseri sconfinatamente potenti, ma che certo non sono qui per guarirci da una malattia o per farci vincere al lotto, così giusto perché sono simpatici. Do ut des all'ennesima potenza: io ti aiuto con i miei fantastici poteri cosmici, tu in cambio ti prostri e mi mostri devozione.

Gli dei sono fondamentalmente dei narcisisti fottuti, che si gloriano dell'adorazione dei mortali. Riduttivo? Oh sì. Ma tanto, tanto più sensato.

Eppure, nella mia religione non sono questi i veri dei. Sono i due dei che rendono possibile ogni evento del mondo, la nostra esistenza stessa. Sono gli unici due dei che abbia senso adorare, ma non perché faranno per noi mai più di ciò che già facciano. Non hanno volontà, non hanno interessi, se ne fottono degli uomini di cui rendono possibile l'esistenza. Ci dimentichiamo sempre della loro imprescindibile esistenza, anche se uomini tipo Kant, beh, in un certo senso a modo loro li riverivano.

I nostri dei sono lo Spazio ed il Tempo, niente più, niente meno. Nulla esisterebbe senza di essi, eppure, sono silenti, non hanno una volontà, non ascoltano le nostre preghiere. Sono, e basta. Non possiamo pensare al di là di essi, perchè essi sono ciò da cui tutto si crea. Eppure sono di un'eleganza e di una perfezione che nessun dio di nessuna religione suppostamente rivelata potà mai eguagliare: non un'incoerenza, non un dogma, niente di niente. Sono ciò che un Dio deve essere: principio puro ed astratto, irraggiungibile, intuizioni pure.

Perciò no, non sono un ateo. Credo in un dualismo razionale e fondato sull'evidenza del mondo fenomenico.

Sia fatta lode ad Ozar.

Innalziamo le nostre odi a Koin'ashar.

categoria:parole sante
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